Tagliare la corda? Il giudizio morale sospeso
Tagliare la corda? Il giudizio morale sospeso
di evey hammond » gio ott 15, 2009 10:56 am
La sensazione che pervade lo spettatore che assiste all'avventura di Joe Simpson e Simon Yates raccontata nel film La morte sospesa è principalmente quella dello sconcerto. Specie per chi non ha una spiccata passione alpinistica, la storia di questi due ragazzi inglesi intrappolati nelle maestose cime delle Ande peruviane sembra assurda. Inoltre, il fatto che il film sia un documentario mirato a ricostruire la vera storia della prima ascensione della parete ovest del Siula Grande rende tale sensazione ancora più intensa. Dal mio punto di vista, La morte sospesa non è un film interessante solo per quel che riguarda il rapporto fra l'uomo e la natura, la perseveranza dell'individuo davanti alla sfida e alla fatalità, ma anche per le implicazioni morali e filosofiche che mette in rilievo. Nella maggior parte dei casi, le storie dei grandi alpinisti, come del resto dei grandi navigatori, sono storie di sopravvivenza in cui la capacità dell'uomo di resistere alla furia degli elementi assume una parte da protagonista. Nel prodigioso racconto di Simpson e Yates, però, c'è molto di più: il film ci pone davanti a un vero e proprio dilemma morale e al suo profondo significato filosofico. Presenta, cioè, una situazione di conflitto morale irrisolvibile, al cospetto del quale la scelta è arbitraria , nel senso di non giustificata da ragioni. Il film richiede, inoltre, di confrontarci con i costi di tale scelta, costi di cui continuiamo a sentire il peso anche nel caso in cui, a posteriori, la scelta risulti quella appropriata alle circostanze.
Siamo tra le montagne selvagge del Perù centrale, tra i ghiacci remoti del Siula Grande, una parete di neve e roccia di 6.344 metri di altezza. Simpson e Yates sono due giovani alpinisti di origine inglese, al loro attivo hanno parecchie ascensioni nelle Alpi e un notevole bagaglio di esperienze in montagna e coltivano il desiderio di essere i primi a raggiungere la sommità del Siula Grande scalandone la difficile e quasi verticale parete ovest. Dopo tre giorni di fatica e impegno, Simpson e Yates riescono a conquistare la vetta e si apprestano a fare rientro al campo base. Qui iniziano i problemi e la narrazione diventa sempre più spaventosa e incredibile. Sulla via del ritorno, infatti, Simpson scivola su una roccia ghiacciata e si rompe una gamba all'altezza del ginocchio. Per aiutarlo nella discesa, Yates lega insieme due corde da quarantacinque metri e assicura se stesso e Simpson alle due estremità della corda così ottenuta. I due procedono sul ghiacciaio in questo modo: Yates scende di novanta metri, scava una specie di fossa nella neve per assicurare il compagno con piccozza e ramponi, a quel punto, Simpson scende con grande difficoltà e dolore, inciampando spesso a causa della gamba rotta, ma sempre “in sicurezza” grazie a Yates. Una volta raggiunto da Simpson, Yates scende i successivi novanta metri e proseguono così il cammino verso il campo base. Un secondo incidente, però, complica ulteriormente la situazione. Per aggirare un terrazzino di ghiaccio, Yates è costretto a calare Simpson assicurandolo con la corda senza poter immaginare che, oltre il terrazzino di ghiaccio, si apra un enorme crepaccio. Simpson si trova così sospeso a una trentina di metri dall'apertura del crepaccio e Yates imprigionato in un vero e proprio dilemma morale. Yates, infatti, tiene Simpson con la corda, non lo vede, ma sa che non potrà resistere a lungo in quelle condizioni: la notte è ormai prossima, sta cominciando a fare molto freddo e le sue risorse fisiche stanno finendo. Yates sa che se taglia la corda che lo lega al compagno, Simpson morirà, ma sa anche che se non taglia la corda, moriranno entrambi. Il meccanismo del dilemma morale è scattato.
Yates è vincolato da due doveri contrastanti, da un lato quello di non uccidere il proprio compagno e, dall'altro, quello di provvedere alla propria sopravvivenza. Per questo motivo, si può dire che ha una volontà divisa, ovvero, i suoi interessi sono in conflitto e lo spingono in direzioni opposte. A mio parere, ad essere interessante qui non è tanto cercare di capire cosa Yates debba fare moralmente, quanto cercare di comprendere il problema di Yates e la sua perplessità, la sua difficoltà nel cercare di scegliere tra due alternative, entrambe giustificate. La storia di Yates e Simpson sembra dare ragione a quell'ipotesi sulla natura dei valori pensata da Thomas Nagel e Bernard Williams alla fine degli anni Settanta. Per Nagel e Williams, infatti, i dilemmi morali esistono e possono esistere perché vi sono valori differenti e incomparabili. Ciascuno di noi, perciò, è vincolato ad obblighi che possono entrare in conflitto. Secondo questa linea di pensiero, non esiste alcun metodo per risolvere tale conflitto e, nel momento in cui decidiamo quale valore difendere, si genera necessariamente una perdita. Il dilemma morale implica dei costi e, quindi, una perdita di valore. Se Yates decide di tagliare la corda viene meno all'obbligo di non uccidere, se decide di non tagliare la corda viene meno all'obbligo di preservare se stesso: si trova immerso un vero e proprio dilemma morale in cui i valori diversi impongono su di lui obblighi genuini, ma incompatibili.
Alla fine, Yates, incoraggiato anche dalle parole di Simpson che gli implora di salvarsi, taglia la corda. Simpson cade nel crepaccio e, dopo una avventura a dir poco straordinaria all'interno del ghiacciaio, tre giorni senza acqua e cibo trascinandosi con la gamba rotta, riesce a raggiungere Yates al campo base e, quindi, a sopravvivere. Al di là di questo, però, il film ha il grande merito di non interessarsi solo all'impresa di Simpson, ma di dedicare attenzione anche a Yates e alla sua disperazione, alla consapevolezza che la scelta, in un dilemma morale, è sempre una scelta tragica. Nel momento in cui sorregge Simpson appeso alla corda, Yates deve e non deve fare entrambe le azioni che la situazione in cui si trova gli richiede. Nel momento in cui decide - ma indipendentemente da quello che decide!- Yates deve assumersi la responsabilità dell'avere scelto un valore rispetto all'altro, di avere rispettato un obbligo e non l'altro. Tanto è vero che, dal momento in cui taglia la corda, Yates, si sente in colpa e, di conseguenza, soffre. Il fatto che Simpson sopravviva non cambia di una virgola il dilemma morale di Yates, la sua vittoria sulla montagna non convalida nemmeno la decisione di tagliare la corda poiché uscire vivo dal crepaccio è solo un caso fortuito, una coincidenza estremamente felice.
Se il cinema può aiutare a chiarificare alcuni problemi filosofici, la grandezza di questo film, a mio giudizio, è di mostrare la complessità dei dilemmi morali, di portarci a ragionare sulle nostre responsabilità davanti ai conflitti tra valori e a ricordarci che dobbiamo trovare un qualche modo di sopportare i costi che le scelte ci impongono.
Siamo tra le montagne selvagge del Perù centrale, tra i ghiacci remoti del Siula Grande, una parete di neve e roccia di 6.344 metri di altezza. Simpson e Yates sono due giovani alpinisti di origine inglese, al loro attivo hanno parecchie ascensioni nelle Alpi e un notevole bagaglio di esperienze in montagna e coltivano il desiderio di essere i primi a raggiungere la sommità del Siula Grande scalandone la difficile e quasi verticale parete ovest. Dopo tre giorni di fatica e impegno, Simpson e Yates riescono a conquistare la vetta e si apprestano a fare rientro al campo base. Qui iniziano i problemi e la narrazione diventa sempre più spaventosa e incredibile. Sulla via del ritorno, infatti, Simpson scivola su una roccia ghiacciata e si rompe una gamba all'altezza del ginocchio. Per aiutarlo nella discesa, Yates lega insieme due corde da quarantacinque metri e assicura se stesso e Simpson alle due estremità della corda così ottenuta. I due procedono sul ghiacciaio in questo modo: Yates scende di novanta metri, scava una specie di fossa nella neve per assicurare il compagno con piccozza e ramponi, a quel punto, Simpson scende con grande difficoltà e dolore, inciampando spesso a causa della gamba rotta, ma sempre “in sicurezza” grazie a Yates. Una volta raggiunto da Simpson, Yates scende i successivi novanta metri e proseguono così il cammino verso il campo base. Un secondo incidente, però, complica ulteriormente la situazione. Per aggirare un terrazzino di ghiaccio, Yates è costretto a calare Simpson assicurandolo con la corda senza poter immaginare che, oltre il terrazzino di ghiaccio, si apra un enorme crepaccio. Simpson si trova così sospeso a una trentina di metri dall'apertura del crepaccio e Yates imprigionato in un vero e proprio dilemma morale. Yates, infatti, tiene Simpson con la corda, non lo vede, ma sa che non potrà resistere a lungo in quelle condizioni: la notte è ormai prossima, sta cominciando a fare molto freddo e le sue risorse fisiche stanno finendo. Yates sa che se taglia la corda che lo lega al compagno, Simpson morirà, ma sa anche che se non taglia la corda, moriranno entrambi. Il meccanismo del dilemma morale è scattato.
Yates è vincolato da due doveri contrastanti, da un lato quello di non uccidere il proprio compagno e, dall'altro, quello di provvedere alla propria sopravvivenza. Per questo motivo, si può dire che ha una volontà divisa, ovvero, i suoi interessi sono in conflitto e lo spingono in direzioni opposte. A mio parere, ad essere interessante qui non è tanto cercare di capire cosa Yates debba fare moralmente, quanto cercare di comprendere il problema di Yates e la sua perplessità, la sua difficoltà nel cercare di scegliere tra due alternative, entrambe giustificate. La storia di Yates e Simpson sembra dare ragione a quell'ipotesi sulla natura dei valori pensata da Thomas Nagel e Bernard Williams alla fine degli anni Settanta. Per Nagel e Williams, infatti, i dilemmi morali esistono e possono esistere perché vi sono valori differenti e incomparabili. Ciascuno di noi, perciò, è vincolato ad obblighi che possono entrare in conflitto. Secondo questa linea di pensiero, non esiste alcun metodo per risolvere tale conflitto e, nel momento in cui decidiamo quale valore difendere, si genera necessariamente una perdita. Il dilemma morale implica dei costi e, quindi, una perdita di valore. Se Yates decide di tagliare la corda viene meno all'obbligo di non uccidere, se decide di non tagliare la corda viene meno all'obbligo di preservare se stesso: si trova immerso un vero e proprio dilemma morale in cui i valori diversi impongono su di lui obblighi genuini, ma incompatibili.
Alla fine, Yates, incoraggiato anche dalle parole di Simpson che gli implora di salvarsi, taglia la corda. Simpson cade nel crepaccio e, dopo una avventura a dir poco straordinaria all'interno del ghiacciaio, tre giorni senza acqua e cibo trascinandosi con la gamba rotta, riesce a raggiungere Yates al campo base e, quindi, a sopravvivere. Al di là di questo, però, il film ha il grande merito di non interessarsi solo all'impresa di Simpson, ma di dedicare attenzione anche a Yates e alla sua disperazione, alla consapevolezza che la scelta, in un dilemma morale, è sempre una scelta tragica. Nel momento in cui sorregge Simpson appeso alla corda, Yates deve e non deve fare entrambe le azioni che la situazione in cui si trova gli richiede. Nel momento in cui decide - ma indipendentemente da quello che decide!- Yates deve assumersi la responsabilità dell'avere scelto un valore rispetto all'altro, di avere rispettato un obbligo e non l'altro. Tanto è vero che, dal momento in cui taglia la corda, Yates, si sente in colpa e, di conseguenza, soffre. Il fatto che Simpson sopravviva non cambia di una virgola il dilemma morale di Yates, la sua vittoria sulla montagna non convalida nemmeno la decisione di tagliare la corda poiché uscire vivo dal crepaccio è solo un caso fortuito, una coincidenza estremamente felice.
Se il cinema può aiutare a chiarificare alcuni problemi filosofici, la grandezza di questo film, a mio giudizio, è di mostrare la complessità dei dilemmi morali, di portarci a ragionare sulle nostre responsabilità davanti ai conflitti tra valori e a ricordarci che dobbiamo trovare un qualche modo di sopportare i costi che le scelte ci impongono.
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